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collettivo tipizzazioni

Le riduzione di determinati caratteri in regole generali e generalizzanti è un brutto vizio. Un vizio al quale, mio malgrado, non posso fare a meno. Del resto sono una non fumatrice astemia e a qualcosa dovrò pur aggrapparmi. E poi sono laureata in sociologia, il che fa di me una narratrice di mestiere (che poi il mio mestiere purtoppo non lo è ma è la vocazione che conta). La differenza tra la narrazione fantastica e la sociologia non è molta: curiosi del mondo, entrambi ricercano svincoli originali a storie raccontate. E le storie si prestano a centinaia di interpretazioni a seconda dl contesto, della scelta terminologica, dell’immaginario del narratore e dell’ascoltatore. Raccontare storie insospettisce sulla veridicità delle teorie universali. Fanno increspare il naso i racconti unilaterali, gli assiomi, perchè dietro ogni teoria generale c’è sempre un individuo con il suo vissuto e la sua allarmante concretezza. Allora le generalizzazioni non sono che affermazioni della propria parzialità. Una sfida verso chi fa della verità la sua ancora accademica. Allora è la letteratura che diventa il vero contenitore dei problemi fondamentali dell’essere umano. Del resto la sociologia nasce per fare ordine nel mondo moderno che ha spinto l’acceleratore del mutamento e ha creato così tanta confusione da aver bisogno di qualcuno che raccolga i dicorsi per vedere se c’è un senso. E per raccoglierli non si possono utilizzare metodologie che clazano la definizione di scienza proprio perchè la definizione di significato rigetta in parte le riduzioni a cui costringe l’osservazione scientifica. Però non si tratta neanche di narrazione nel senso letterario perchè si ricerca qualche appiglio empirico. Resta certa l’importanza delle storie che, sociologiche o no, veritiere o no, se vengono permesse riempiono il mondo di significati nuovi e così lo rendono più interessante.

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collettivo pinterest mi ha rubato l’anima

ovverola bufala del social networking. Il bovarismo è la peste proletaria dei nostri giorni. Solo che invece che riempire gli occhietti miopi del lettore di belle parole stampate riempie i cervelletti di pixel. Se la differenza fosse solo tecnica la colpa la si potrebbe dare all’istruzione di massa, che è un po’ la panacea di tutti i mali per una reazionaria come me, e invece no ! La differenza è decisamente macroscopica: invece di annaffiare i cuori di smog metropolitano e luccichio di vetrine rosa romanzo, il bovarismo moderno, si spaccia come negazione della finzione e al posto di denunciare  la stupidità borghese denuncia stupidità indifferenziata. Pinterest è la vetta di questa montagna di imbecillità collettiva. E io credo di esserne dipendente. Uccide i cervelli in maniera assolutamente casuale e ti cattura nei suoi tentacoli perchè si divide per sezioni ed è matematicamente impossibile non trovare qualcosa di assolutamente interessante perchè davvero ce n’è di ogni. Il funzionamento di questa macchina da guerra è tanto semplice quanto diabolico perchè sfrutta abilità di altri e gioca sulla irrazionalissima mania del collezionismo. La differenza con gli altri mezzi di esibilizione di massa sostanzialmente è che non testimonia esperierienze fichissime, stati d’animo struggenti, abilità nello scegliere il filtro fotografico giusto, ma funge da promemoria pubblico che mette in mostra ciò che ci piace a caso. E per una ex fricchettona, attuale radical chic quale amo definirmi, c’è la magica sezione “do it yourself” ergo DIY ergo “guarda quante stronzate che sento assolutamente il bisogno di possedere-dopo averle costruite ovvio” nell’ordine: i mille modi di sfruttare 35 bancali, fai un tavolino con un copertone (sano ed eco), cosa fare se ti avanzano 350000 tappi di birra, è soda caustica quella? facci i saponi, gli hobby della nonna in chiave ironica, il fantastico mondo del cernit oggi fimo ex das, vuoi una bibita energetica al sapore di carruba?, siamo americani e vi insegnamo a fare la parmigiana coi funghi (true story), distruggi un tavolo dell’ikea per fare un tavolo dell’ikea, e così via. Davvero la sagra della fantasia e io amo le sagre. Il divertimento inoltre sta nel fatto che sono solo fotografie (fatte da chi poi?) quindi non c’è neanche lo sbatti di soffermarsi realmente a capire quello che stai guardando perchè è tutto super immediato: insomma ci si lamenta dello spot su youtube ma poi ci si sottopone a sessioni di pubblicità volontaria.

 

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collettivo nati ottantenni

Diventi grande quando il pensiero “cosa farò per cena” diventa un’ossessione. Quando butti via l’acqua del secchio del mocho subito, senza pensare “magari ci pulisco anche il bagno. Domani”. Quando hai un buono regalo e lo spendi per fare regali ad altri. Quando sbadigli alle sei del pomeriggio e ti infastidiscono le voci notturne dei vicini. Quando fai la lista della spesa per reparto, e non disdegni un’occhiatina alle offerte del volantino. Quando ti accorgi non di fare più il radical chic, ma di esserlo davvero. Quando non ti scofani senza pietà le patatine dell’aperitivo ma le spilucchi con lentezza. Quando ti scarichi una app per il meteo e la consulti per vedere se le previsioni cambiano. Quando controlli il filtro dell’aspirapolvere e rifletti sulla reale utilità dell’aspirabriciole. Quando apprezzi l’orzata. Quando inizi ad odiare i bonghi e sweet home alabama non è più tanto sweet. Quando riconosci versioni indie di grandi classici delle spice girls. Quando sospiri pensando a un walkman con rinnovato affetto. Quando cerchi su wikipedia la storia della apple per vedere quando è stato introdotto l’ipod. Quando ti rendi conto che la vita di Mastrota non è poi così male. Quando cerchi di capire che cazzo di animale era uan. Quando “cosa dici mi porto un golfino?”. Quando io un moment in borsa ce l’ho sempre. Quando realizzi che il fratello di super vicky non è quello degli smashing pumkins. Perchè l’hai cercato sulla fedele wikipedia in preda a una crisi d’identità. Quando rifletti che effettivamente wikipedia non è una reale fonte bibliografica. Immagine

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collettivo i compiti per casa

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Rispondo con strizzata d’occhio e riconoscenza al premietto che (forse)Si.Può(ri)fare (http://forsesipuofare.wordpress.com) mi ha elargito! Ammetto di tenetennare sempre un po’ di fronte alle scalette, da una parte probabilmente perchè mi vengono in mente le catenedisant’antonio incubo e noia della mia infanzia-adolescenza (per il particolare di dover “nominare” altri diari virtuali), e dall’altra perchè temo sempre di scadere nella banalità nelle risposte…teneterò di darmi un tono e sbizzarirmi con voli-suicidi-pindarici!

1 Quali sono i cinque mestieri che potresti fare per almeno quindici anni felicemente ?

la pensionata, l’ereditiera, Iva Zanicchi, Uan, Mastrota.

2 Ispiraci: cosa fai ogni giorno per salvare il mondo ?

Prima di dire stronzate abnormi ci penso

3 … e per distruggerlo ?

Le dico lo stesso

4 Se avessi la possibilità di far sparire dalla faccia della terra quattro persone, chi sarebbero ?

Vorrei dire Barbara D’Urso ma un capro espiatorio ci vuole sempre quindi dirò D’Artagnan, Don Abbondio, Jafar e il cane amico di Uan di BimBumBam

5 Se avessi la possibilità di far ricomparire e rendere immortali quattro persone, chi sarebbero ?

Lady D (perchè amo il gossip di corte), Napoleone, vorrei dire Angela Lansboury ma non è morta- beh la rendo immortale almeno…e Aghata Christie

6 Qual’è la cosa più importante che senti di aver davvero compreso nell’ultimo anno ?

Twitter

8 Con quale proposito, davvero, hai aperto questo blog ?

Autocelebrazione

9 Da zero a dieci quanto ti consideri razzista?

non posso rispondere perchè per sembrare ironica e pungente finirei per scadere nel razzismo (e se poi uno non è ironico se la prende)

10 Da zero a dieci quanto ti consideri pacifista ?

idem

11 Da zero a dieci quanto ti consideri ?

idem

Ecco!

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collettivo l’oracolo di google

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Ovvero gongolamento sulla tematica “comunicazione di massa”. L’immaginario che si forma attorno a determinate tematiche ne influenza sostanzialmente anche la definizione. Così pensare alla “comunicazione di massa” come fattore di influenza sociale signifca seguirne l’evoluzione attraverso quelle che sono state le sue migliorie tecnologiche ed elettroniche fino ad arrivare a quello che oggi può essere visto come culmine di irrazionalità globale, che stanamente sta girando fino a diventare quasi una finezza intellettuale (l’i-phone amico degli hipster, i gruppi yahoo, gmail per la spesa dal contadino, i blog di design ecosostenibile..). Nella classifica delle frasi più gettonate dell’ultimo decennio dopo “una volta qua c’erano solo campi” c’è “quando ero bambino io non c’erano i cellulari (e si stava benissimo-facoltativa)”. La portata sociale di questa affermazione (la seconda) è densa di implicazioni sociologiche che si traducono in una serie di considerazioni su concetti quali controllo, libertà, necessità reale di comunicazione e bisogno d’attenzione. La storia ci insegna che a un certo punto sono arrivati i cellulari. E’ stato tra il walkie-talkie, regalo natale ’96, e l’i-pod shuttle, quando sono arrivati questi ritrovati teconologici (hei sono passati 12 anni al massimo!): si giocava a snake, i più fichi erano azzurrini, la gente conosceva i numeri dei nokia (una cosa che il mio cervello si è sempre rifiutato di imparare), tutti pensando a queste cose abbozzano un sorriso, ti cadeva dalla terrazza e non si rompeva (parentesi sugli odiosi commenti di che ipoteca un rene per l’iphone 18 e poi sospira pensando ai nokia anteguerra), ti serviva sostanzialmente per mandare sms con la summer card, e adesso basta che mi sembra di essere uno di quei post di facebook che iniziano con la frase “se hai 30 anni le capirai..” (e di solito si tratta di pubblicità di ciribiribin kodak che grazie ai vostri iphone è fallita). Insomma la portata del telefono cellulare è storica (parentesi sulle vere portate storiche: io sono un’apocalittica, non un’integrata..Eco perdonami-parentesi rinforza ego) perchè cambia le modalità di comunicazione che si fanno mobili, ridimensionando così la stessa definizione di tempo e di spazio, e va ad includere una fetta di popolazione “inventata” negli anni ’60 dalle agenzia pubblicitarie: gli adolescenti. Quelli che giocavano alla playstation di solito sono anche campioni di snake. I veri irriducibili probabilmente hanno anche l’app per smartphone. Le modalità di comunicazione, dicevo, cambiano: si comunica per sms, ne perde la grammatica perchè c’è un abuso di k (probabile retaggio dei paninari) e un sequestro di doppie, ne perde la lingua perchè scatta la lotta del devoFarStaTuttoInUnSms, la punteggiatura ciao non ne parliamo e tutto si scioglie perchè da che mondo e mondo mandare un bigliettino è più facile che mostrare la faccia di bronzo (parentesi romatica sulle relazioni epistolari). Come se non bastasse la società si fa ancor più liquida (ciao bauman) con facebook: strumento di pubblicità coatta che sterlizza le modalità di comunicazione andando a stendere letteralmente in bacheca i panni sporchi. La cosa forse più interessante di questo mezzo di comunicazione è la sua capacità di permettere un’esposizione perenne non solo alla vita reale ma anche a quella inconscia, che spesso predomina. E’ la sagra del come stai oggi, misto posta del cuore, misto comunicati stampa, misto cazzi e mazzi. Facebook si fa perenne con l’avento degli smartphone che non ti giusticano un secondo di assenza.Ma forse la tecnologia che più fa venire i brividi è l’installazione da parte degli inventori di whatsapp di quella specificazione sotto il nome dell’utente che indica l’ora del suo ultimo accesso. Ma perchè? La tragicità insita in quella specificazione è quasi dittatoriale. Non esiste più il “non avevo letto…” o l’abusatissimo “questi cellulari moderni…io proprio non capisco” perchè io lo so quando hai fatto l’ultimo accesso quindi so che la tua scelta di non rispondere è assolutamente voluta e lo so che hai letto il mio messaggio diamine! Non esiste neanche l’invisibile che salvava tutti su skype! Certo che è praticamente gratis…

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collettivo mediocrità geniale

Personaggio-così-banale-da-non-avere-un-nome vantava una certa indaguatezza nello stare al mondo, spacciandola per moda. Stava dalla parte dei carcerati, delle prostitute, dei fumatori di crack, dei falsi invalidi, delle gattare di periferia, dei portatori di scarpe anni ’80, degli sguardi che se ne fregano e di quelli che sfidano, dei kimoni e soprattutto dei baffi. Personaggio banale stava dalla parte di quell’immenso esercito di personaggi originali fondamentalmente perchè ne faceva parte, e si sa che sentirsi parte di una comunità, per quanto di disadattati, nutre e monta l’anima, crea un senso all’esistenza. La moda del resto è una tentazione subdola che ti prende, consapevole o meno, e ti stringe nella sua pinza arruginita portandoti a esasperare caratteristiche che facevi meglio a lasciare nel cassetto dei calzini. Poco ci passa, in termini poco mistici e molto sociologici, tra la comune agricola del litorale desolato e la palestra di body building della metropoli se c’è una moda da rotocalco di mezzo o un ente del turismo che sponsorizza. Il modo trabocca di originalità e personaggio banale non ne era esattamente al corrente. Io sono diverso e anche un po’ solo. Milioni di lupi solitari dotati di baffi, occhiali farlocchi e minestrine bio sputano sulle istituzioni antiche per il brivido di veder rovinata la tavola imbandita della festa borghese. Centinaia di creativi sguainano le loro spade di pongo per affrontare decisi i recinti dei normali confini linguistici e colpiscono a suon di temini inglesizzati, tritati, vergognosi, se ne fregano della codifica grammaticale anzi, senza rispetto, la riscrivono. E allora via ai corsi accelarati di scrittura creativa con la pasta madre, ai workshop di taglio e cucito di poesie di Dante e alle lezioni di storia orientale vista da Disney. Insomma personaggio banale aveva fatto sua la retorica del pazzo e cioè si comportava a cazzo.

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Collettivo la gelosia non va più di moda

Lo sterotipo che si calcifica attorno a un’idea ne deforma inevitabilmente il significato. Così i validi principi che fondano i concetti basilari di una teoria o, peggio, una rivendicazione, vengono ridotti a una mera macchietta, attorno alla quale si acutizzano risatine acide e si alzano sopracciglia. Così il sano mito della donna emancipata, forte, col fazzolettino legato alla contadina cede il posto alla racchietta femminista, che crede al suo personaggio, perchè, del resto, non ha altro a cui credere. Questo odioso stereotipo ha avuto il tempo di attecchire senza vedere l’idea che portava con sè fiorire altrettanto bene e lasciando una sensazione di inadeguatezza a chi ne vorrebbe veder fondata la causa: insomma perchè pensare al femminismo è sempre così rischioso per la forma fisica? Certo è caratteristica tipicamente umana quella di ridurre a fumetto i concetti più ostici e, passatemi l’espressione d’altri tempi, rivoluzionari, ma in questo caso si tratta di un deliberato bombardamento culturale. Basta riflettere su quelli che alla fine sono gli specchi della cultura anni novanta, i film americani per adolescenti:

Caso 1: alla cessa- ma super cervellona- piace il capitano della squadra di football, che tendenzialmente rappresenta il massimo della realizzazione sociale per una ragazzina del liceo; ovviamente il figo non la vede perche abbagliato da biondone a caso, ma, colpo di scena, la cessa si slega i capelli e toglie gli occhiali e- sorpresa- è una biondona anche lei! Il figo non se la lascia scappare perchè è una new entry nel mondo delle fighe e lui è una specie di talent scout quindi è fatta, la invita al ballo e la favola moderna si compie, con grande commozione della mia generazione. Resta un dubbio: la nostra ex cessa rinuncerà alla vista per compiacere il suo bello? (quegli occhiali renderebbero cessa anche la schiffer e le lenti a contatto non sono un’opzione) Rinunciare alla vista non significa anche rinunciare alla brillante carriere a oxford che la famiglia tutta considerava un valido (ma amareggiante) ripiego al matrimonio col capitano di football che, è evidente, è a scuola solo per la borsa di studio sportiva? (questo dato è estrapolabile anche dal fatto che a volte, all’inizio del film, la cessa fa ripetizioni al figo che risulta avere il QI di una pera e soprattutto non la nota anche se sono soli in biblioteca per dei pomeriggi). Insomma l’assioma se sei un cesso almeno usa il cervello è più che mai attivo.

Caso 2. La cessa crede di essere innamorata del capitano di football, solo perchè desiderosa di  conformarsi allo stereotipo della bionda che ama lo sportivo, ma in verità ama il suo migliore amico-grasso. Così si tira a lucido per 90 minuti, con risultati degni di jean luis david (in realtà è sempre questione di occhiali di merda), viene ovviamente invitata al ballo dal macho talent scout di fighe e poi smena tutto perchè vuole stare col cicciottino che la ama dai tempi dell’asilo (che risulta essere il vero talent scuot perchè ha saputo vedere dietro quella montatura). La morale però non cambia: prima di tutto si sottolinea l’ambiguità dietro quell’amicizia farlocca (ti era amico solo perchè ti si voleva fare) e secondo adesso che stai col cesso (coerente alla regola che se sei bruttino sei intelligentone- ma potrebbe ribaltare la situazione togliendosi gli occhiali) non dovrai continuare a studiare perchè ti manterrà lui e il suo master in matematica. In tutto ciò esistono anche le amiche della cessa che storcono il naso appena la cessa si toglie gli occhiali: ecco le femministe, le miopi per contratto.